QUANTA ACQUA UTILIZZIAMO AL GIORNO?

Posti di fronte a questa domanda la maggior parte di noi comincerà a riflettere sul numero di docce settimanali, sull’acqua usata per lavare i piatti o per fare il bucato.

La realtà è che il consumo domestico incide in maniera ridotta sulla nostra impronta idrica. Infatti la maggior parte dell’acqua che utilizziamo si nasconde all’interno dei prodotti che consumiamo. Si tratta della cosiddetta acqua virtuale o acqua invisibile.

Ma facciamo un passo indietro. Dove si trova l’acqua sul nostro pianeta e come la utilizziamo? L’illustratore Steve Cutts lo spiega in questo video promosso da UNESCO WWAP.

COSA SIGNIFICA IMPRONTA IDRICA?

Il water footprint, o impronta idrica, è un indicatore che mostra il consumo di acqua dolce da parte della popolazione.

Si definisce impronta idrica di un individuo, di una comunità, di un’organizzazione o di un sistema produttivo il volume complessivo di acqua dolce utilizzata per produrre i beni e i servizi utilizzati.

Il concetto di Water Footprint fu introdotto nel 2002 da Arjen Hoekstra e Ashok Chapagain dell’Università di Twente in Olanda, al fine di avere un indicatore economico dell’utilizzo di acqua basato sul consumo finale.

Secondo gli studi di Hoekstra e del Water Footprint Network, ogni abitante del pianeta utilizza in media 5.000 litri d’acqua al giorno. Un ritmo insostenibile se consideriamo la capacità delle nostre riserve idriche e il costante aumento della popolazione e dei consumi.

In Italia utilizziamo 6.309 litri pro capite al giorno. Solo il 4% di questi è dovuto al nostro consumo domestico, il 7% alle produzioni industriali, mentre quasi il 90% si trova all’interno del cibo che mangiamo (fonte: WWF 2014).

Impronta idrica personale
Impronta idrica in Italia (Fonte: WWF 2014)

L’IMPRONTA IDRICA DEL CIBO

Per calcolare l’impronta idrica di ogni prodotto si considera l’acqua utilizzata durante tutti i passaggi della filiera. Questo approccio è definito Life Cycle Assessment: analisi del ciclo di vita.

Facciamo un esempio: bere una tazzina di caffè equivale a consumare 130 litri. In questo calcolo viene misurata l’acqua utilizzata durante tutto il tragitto, dalla pianta alla tazzina: il primo passaggio della filiera è la coltivazione, poi avviene la raccolta, il lavaggio, l’essiccazione e la tostatura. Per produrre 1 kg di caffè tostato vengono utilizzati 18.900 litri d’acqua, il 99% dei quali durante la fase di coltivazione.

La filiera del caffè.

Questo approccio è applicabile a tutti i prodotti che consumiamo: potete consultare una lista di alimenti con la loro relativa impronta idrica sul sito waterfootprint.org.

LA PIRAMIDE IDRICA

Il BCFN (Barilla Foundation for Food & Nutrition) ha approfondito i temi legati all’alimentazione e alla nutrizione su scala globale. All’interno della loro pubblicazione Doppia Piramide 2016, i ricercatori del BCFN hanno ordinato gli alimenti sulla base delle rispettive impronte ambientali, in modo da rendere più semplice la comparazione con la piramide alimentare mediterranea.

I risultati di questo studio hanno confermato una correlazione tra alimentazione sana e alimentazione sostenibile. Gli alimenti da consumare con più frequenza sono anche quelli con un’impronta ambientale minore e viceversa, i prodotti da consumare con moderazione sono quelli con un impatto maggiore.

Ciò significa che adottare abitudini alimentari sane può giovare sia alla nostra salute che a quella del pianeta.

Focalizzandoci sull’impatto idrico il risultato è il medesimo: frutta (930 litri al kg) e ortaggi di stagione (335 litri al kg), il cui consumo quotidiano è fortemente consigliato hanno un impatto idrico nettamente inferiore rispetto ad alimenti che andrebbero mangiati con moderazione, come la carne rossa (19.525 litri al kg).

COSA POSSIAMO FARE COME INDIVIDUI?

Riassumiamo quelle che possono essere le azioni individuali che ognuno di noi dovrebbe seguire per ridurre il proprio impatto idrico.

  • NON SPRECARE

Circa un terzo del cibo prodotto nel mondo viene buttato durante la filiera o nelle nostre abitazioni. Buttare un alimento significa sprecare il bene più prezioso che abbiamo: l’acqua utilizzata per produrlo.

  • ADOTTARE UN’ALIMENTAZIONE SANA

Grazie agli studi del BCFN sappiamo che ad un’alimentazione sana corrisponde un’alimentazione sostenibile.

  • ESSERE CONSUMATORI CONSAPEVOLI

Come promosso dall’agenda dell’Unione Europea Farm to Fork, dal produttore al consumatore, dobbiamo tornare a connetterci con chi produce il nostro cibo e prediligere filiere più trasparenti e sostenibili.

Abbiamo una responsabilità come cittadini del mondo ma sopratutto come consumatori. Attraverso ciò che mangiamo e le nostre scelte possiamo garantire un futuro più sostenibile per noi e le prossime generazioni.

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